Qual è la Voce della tua azienda? - parte 2

Aggiornato il: feb 1


La scorsa settimana Giuliana ha iniziato a parlarci di Tono di Voce in azienda e nello specifico di tono di voce per piccoli brand. Se ti è sfuggito, trovi l'articolo qui.


Ti consigliamo di leggerlo prima di proseguire perché abbiamo riassunto le motivazioni per cui lavorare sulla identità verbale della tua azienda, anche se si rivolge ad un pubblico locale, è importante per differenziarti dalla concorrenza, per essere più vicino ai tuoi clienti e per coerenza di tutti i testi scritti.


Oggi vogliamo capire insieme soprattutto come si fa a costruire una strategia del Tono di voce aziendale e quali sono gli errori in cui potresti inceppare, sempre dietro l'angolo e a cui fare attenzione per non causare un ritorno di immagine negativo.







Come far emergere la tua voce unica?


Ci sono molti fattori di cui tenere conto per lavorare alla strategia sul TOV: i valori del brand (ne abbiamo parlato qui), l’identità del “cliente-tipo” (target), il posizionamento, la concorrenza.


Si può delineare l’identità verbale a partire dalla tecnica degli archetipi del brand, che approfondiremo in uno dei prossimi post, o utilizzando test come questo, che potete sperimentare in modo simpatico per scoprire la vostra personalità, o quella della vostra azienda.


In qualche caso si arriva alla definizione del proprio TOV per affinità a grandi brand, che non significa mai e per nessun motivo copiare la comunicazione altrui, ma semmai studiare le best practice e farsi ispirare. Penso a Brand come Ikea, Rolex, Ceres, Starbucks, le cui personalità sapreste subito riconoscere come Uniche, soprattutto per lo stile e il tono di voce utilizzati.


In altri casi si può costruire il Tono di Voce creando una differenza drastica con la comunicazione della concorrenza: è questo il caso di Taffo Funeral Service, che ha fatto del Black humor inglese, poco praticato in Italia, il suo fattore di successo soprattutto sui social media.




Definire la VOCE del brand non basta



Una volta definito il Tono di Voce la strada è appena iniziata. Per renderlo davvero operativo è indispensabile:


1. Creare il Manuale TOV aziendale

Il manuale deve contenere le linee guida del ToV, i frasari per settore, le declinazioni per i vari canali e molti esempi pratici. Nel manuale si inseriscono anche le indicazioni sullo stile: l’uso delle emoji, la punteggiatura, i grassetti, eccetera (avete mai fatto caso ad esempio a quanto possono essere aggressive LE MAIUSCOLE e punti esclamativi!!!).



2. Formare

È fondamentale, perché il Tono di Voce diventi effettivamente operativo e ci sia coerenza, che il manuale sia approvato dal management e condiviso in azienda attraverso una formazione dedicata, anche allargata ai partner della comunicazione esterni, come ad esempio i social media manager che gestiscono le pagine e gli account aziendali.



3. Monitorare

Le parole sono pietre, lo sappiamo. Se le immagini arrivano prima, le parole forse si dimenticano per ultime, per cui è fondamentale valutare le conseguenze sul proprio pubblico e, semmai, correggere il tiro apponendo modifiche al manuale e ai frasari.


Insomma, non tutti siamo Taffo, e il rischio è di non essere capiti dal nostro pubblico specifico.

Noi per prime stiamo maneggiando la materia da poco e lo facciamo con estrema cautela, per non commettere imprudenze che possono danneggiare l’immagine dei nostri clienti. Tuttavia siamo consapevoli che non si può piacere a tutti, e che un po’ di rischio le aziende devono correrlo, per evitare di pubblicare testi piatti e “insipidi” di cui è pieno il web.



Per evitare errori riguardanti l’identità verbale nel complesso e i singoli testi prodotti per il vostro brand 5 piccoli consigli:


1) Acquisire consapevolezza dell’importanza del TOV della vostra strategia di brand anche se siete una piccola azienda;

2) Non fare da soli, e non far fare al cugino di turno;

3) Affidarsi a strategist competenti e copywriter in gamba

4) Copiare dai grandi brand, mai. Farsi ispirare (da quelli bravi) perché no.

5) Controllare e ricontrollare quanto proposto dalle agenzie o dal professionista a cui ci si è affidati, assumendosi la responsabilità.


Anche le aziende più grandi possono infatti commettere errori per la poca cura dei testi scritti. Lo dimostra il caso del pastificio La Molisana scoppiato di questi giorni relativo alla scheda prodotto della pasta con testo “dal sapore littoriano” e in cui la responsabile Marketing ha dichiarato che l'unico errore è stato non ricontrollare tutte le schede affidate all'agenzia di comunicazione. Ovvio, no?




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